
Atleti famosi, sfide epiche, imprese impossibili: è a questo che spesso pensiamo quando si parla di emozioni sportive. Ognuno di noi recupera dal proprio archivio le immagini che più si sono fissate nella propria memoria. Forse le abbiamo assorbite standocene comodamente seduti sul divano di casa, o forse le abbiamo vissute mentre cantavamo sotto la pioggia, stretti nella calca di un pubblico urlante. Ma in qualsiasi modo esse si siano impossessate di noi, basta un piccolo impulso per richiamarle alla vita, così da travolgerci nuovamente con tutta la loro forza. Il dito alzato di Mennea sul traguardo di Mosca; il tragico arrivo di Gabriele Andersen-Scheiss a Los Angeles; Pertini a Madrid che si alza in piedi ad esultare; il fantastico “ora posso anche smettere” di Di Centa, crollando a terra dopo l’oro olimpico. Queste e molte altre emozioni di sport si sono affacciate alla mia mente quando ho cominciato a scrivere questa breve introduzione, ma più andavo avanti e più mi rendevo conto che accanto al sonoro di Galeazzi che urla “non ci prendono più” mi arrivava il batticuore del mio primo e unico slalom speciale; che insieme all’immagine di Bernardi salito sul seggiolone dell’arbitro mi penetrava il ricordo di un’epica sfida liceo contro ragioneria; che a fianco dell’esaltante follia di Rossi e Stoner a Laguna Seca si insinuava la goduria di un beach al cardiopalma. Ricordi personali, di uno sport fatto da dilettanti nei mezzi tecnici, ma non certamente nelle emozioni, di cui siamo tutti professionisti. Dentro ognuno di noi giacciono splendide storie di sport e non importa se le abbiamo vissute da atleti o da tifosi, e se la posta in gioco era la Coppa Uefa, il campionato di serie Z o semplicemente il privilegio di prendere bonariamente in giro l’amico sconfitto. L’importante è che sono tutte storie che producono emozioni ed a noi soltanto questo interessa, sia quando le pubblichiamo sul nostro portale ( www.ilpolisportivo.it ) sia quando realizziamo dei volumi ad hoc. Noi siamo già scesi in campo, voi cosa aspettate a farlo?
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"Foto: Federico Ghelli. Si ringrazia Sandro Mencattini per l'uso della propria immagine"
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